I calendari dell'Avvento fatti in casa fecero la loro comparsa intorno al 1850, dove ogni giorno, a partire dal primo fino al 24 dicembre, era contrassegnato da un versetto della Bibbia, da un dolce o da un disegno.
Il primo calendario dell'avvento fu stampato a Monaco di Baviera nel 1908, il suo ideatore fu Gerhard Lang il quale decise di continuare l'idea di sua mamma che di anno in anno preparava per Natale calendari colorati per tutti i suoi figli in quanto la famiglia era molto numerosa e povera. Negli anni '20 il calendario si arricchì di piccole tavolette di cioccolato inserite sotto le finestrelle numerate da 1 a 24.
Nel 1914 le Germania esportava calendari dell'Avvento su cui figuravano paesaggi invernali, alberi di Natale, scene di città, o castelli; molti di questi sono dei pregiati articoli da collezione.
Ma c'è un intero paese che ogni Natale si trasforma in un gigantesco calendario dell'avvento è Christkindl una frazione di Steyr in Austria famoso per essere anche l'ufficio postale di Gesù Bambino .
I calendari dell'Avvento sono particolarmente popolari in Scandinavia, dove il loro abbinamento a programmi televisivi ha sia lo scopo di divertire che il raccogliere soldi per beneficenza.

Il calendario dell'Avvento

Il periodo di preparazione alla celebrazione della nascita di Gesu' si chiama avvento. Nelle chiese occidentali rappresenta l'inizio dell'anno ecclesiastico e cade nella domenica più vicina alla festa di sant' Andrea, il 30 novembre. Nelle chiese orientali il periodo dell'avvento e' più lungo e ha inizio il 15 novembre.
Durante questo periodo molti diffusi sono i calendari dell' avvento che segnano i giorni del mese di dicembre che mancano al Natale. Quello più comune ha delle piccole finestrelle che bisogna aprire ogni giorno svelando uno zucchero candito, un disegno, un giocattolo o una strofa.
L'idea di rappresentare graficamente il tempo fino all'arrivo del Natale sembra abbia avuto inizio nel XIX secolo nelle case tedesche. Alcune famiglie segnavano sul pavimento, con il gesso o con della vernice, delle linee man mano che si avvicinava il Natale, altre appendevano alle pareti diverse figure votive e accendevano ogni giorno una nuova candela a partire dal primo dicembre.

Le palle di Natale

A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù. Così egli andò da Gesù e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere. E lo fece ridere.
Ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le Palle colorate per ricordarci delle risate di Gesù Bambino. Alle ghirlande per addobbare gli alberi si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggere e variopinte palline di vetro soffiato, che sono oggi l’ornamento tradizionale dell’albero.Oggi, non c’è più limite alla fantasia, le palle sono di forme e materiali diversi. Le palle di Natale sono i sogni dei bambini e dei più grandi. Quando si decora l’albero, i più grandi diventano piccini. E' festa anche nel cuore. Il Natale regala un bel sogno a tutti.

 

La bambina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il Bambino Gesù, ma non aveva niente da portare come regalo. I pastori andarono via e lei rimase da sola e triste, così triste che cadde in ginocchio piangendo. Le sue lacrime cadevano nella neve e la bimba non sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione. Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido. Felice, si alzò, le raccolse e partì subito verso la città. Regalò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato. Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore dalla giovane figlia del pastore.

La rosa di Natale
 

Anche chiamata Rosa delle nevi o Rosa d’inverno, il suo vero nome è "Helleborus niger". In Inghilterra è considerata il fiore natalizio per eccellenza. La leggenda narra che la figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. Si avvicinò e chiese loro dove andavano. I pastori risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che stavano andando a rendergli omaggio portandogli dei doni.

 

Il ceppo di Natale


Quella del ceppo di Natale è una tradizione antica. Il tronco che brucia nei camini dalla sera della vigilia fino a Capodanno trova origine nella frase della Bibbia "dal ceppo nascerà un virgulto", Gesù Cristo. Questa tradizione, prima ancora di essere cristiana, era pagana: il ceppo si bruciava durante il solstizio d’inverno, che coincideva con la nascita di un nuovo anno. Due simboli propiziatori: il fuoco, immagine del sole e quindi della vita, e il consumarsi del tronco, che rappresentava il consumarsi del vecchio anno con tutto ciò che di brutto aveva rappresentato.

Il ceppo in effetti è il primo avo del più famoso abete natalizio.  Accenderlo nelle case è anche segno di ospitalità e accoglienza per la venuta del figlio di Dio. Anticamente a Genova il ceppo era offerto al doge dalle genti di montagna: nella cerimonia pubblica di "confuoco", il Doge versava sul tronco vino e confetti in segno di abbondanza. In Abruzzo si fanno bruciare tredici piccoli ceppi che simboleggiano Gesù e i dodici apostoli, il vino rappresenta il sangue di Cristo. In Puglia, bruciare il tronco significa distruggere il peccato originale, mentre a Isernia il capofamiglia benedice il tronco con l’acqua santa mentre i familiari gridano "Viva Gesù".

 

Il ginepro
La leggenda narra che la croce di Gesù fosse fatta di ginepro. E una credenza popolare vuole che Maria trovasse rifugio proprio tra i rami di questa pianta. Il ginepro era considerato magica, perché si pensava tenesse lontano i serpenti e curasse dal loro morso. Nella tradizione cristiana, questa sua qualità venne interpretata come purificazione dai peccati.
               

L'arancia
E’ tradizione delle festività natalizie addobbare la tavola con cesti colmi di arance. L’arancia, il frutto dell’inverno per antonomasia, porta con sé il calore del sole e rappresenta il Natale a tavola per la speranza e lo splendore.
 
La melagrana
Simbolo della terra, questo frutto rappresenta la rigenerazione della natura. Gesù viene spesso dipinto con una melagrana in mano, che in questo caso acquista il significato simbolico di rinascita, resurrezione.

 

 

Il Filo argentato
 

Secondo la leggenda, quando Maria e Giuseppe furono costretti a fuggire dal re Erode verso l'Egitto, si rifugiarono per riposare in una grotta. Subito comparve un ragno, che si mise a tessere a grande velocità una complicatissima tela a chiudere l'ingresso. Poco dopo arrivarono i soldati, lanciati sulle orme dei fuggitivi; videro l'ingresso della grotta, tutto coperto di ragnatele, ma non guardarono dentro, pensando che eventuali persone rifugiate nella grotta avrebbero certo rotto la ragnatela per entrare. Fu così che un ragno salvò Gesù ed un filo argentato commemora l'atto d'amore.

 

 

 

Il numero tre permette di identificare i Magi con le tre razze in cui si divide l'umanità e che discendono, secondo l'Antico Testamento, dai figli di Noè.
Gaspare, mistico re dell'Armenia, lasciò l'intero potere a suo fratello Ntikran per andare a cercare Gesù. Era probabilmente un seguace di Zoroastro. Era un giovanotto rude, discendente di Cam, uno dei figli di Noè.
Baldassarre, re arabo del deserto, era giovane e di carnagione scura, e discendeva da Jafet, un altro figlio di Noè.
Melchiorre era in realtà il soprannome del maharaja indiano Ram, che pure lasciò il potere a suo fratello per partire verso Gerusalemme insieme al saggio Tsekinata suo amico.
Il soprannome gli deriva dalla frase che pronuncio' inchinandosi davanti a Gesù bambino: 'Cham el chior' (ho visto Dio). Era anziano, con i capelli bianchi e la barba lunga e discendeva da Sem, figlio di Noè.
I Magi portarono a Gesù Bambino tre doni che simboleggiano la sua duplice natura di essere umano e di figlio di Dio: l'oro, il dono riservato ai re, l'incenso, usato per adorare l'altare di Dio, e la mirra, il balsamo per i defunti.
I teschi dei Re Magi, con le corone d'oro ingioiellate, sono tuttora tra le reliquie della cattedrale di Colonia.

I Re Magi

Un'altra tradizione del Natale è costituita dal lungo cammino e dall'arrivo dei Re Magi alla nascita di Gesù. In realtà i Re Magi non erano re, ma sacerdoti che, alla corte di Babilonia, studiavano il cielo e le stelle al fine di predire e di trarre presagi. Secondo quanto riportato dal Vangelo apocrifo armeno i magi erano Gasparre, Melchiorre e Baldassarre. Nel V secolo fu S. Leone a decidere che i magi fossero in tre, in quanto con questo numero potevano lasciar spazio a diverse libere interpretazioni simboliche. I magi rappresentavano le tre razze umane, la semita, la giapetica e la camitica. Melchiorre rappresentava l'Asia, Baldassarre l'Africa e Gasparre l'Europa. Erano inoltre il simbolo del dono portato al Signore da tre parti del mondo. Anche le loro diverse età rappresentavano i diversi periodi della vita dell'uomo; la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. I doni portati al Signore erano un simbolo di perfezione: l'oro rappresentava la regalità, ed era un dono riservato ai re; l'incenso rappresentava la divinità, il soprannaturale; la mirra rappresentava l'umanità, l'essere uomo, era la sostanza utilizzata per cospargere i corpi prima della sepoltura.

 

Altri simboli del Natale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indietro         Pagina 11