Uno strano incontro

 

“Nel mezzo del cammin di nostra vita  mi ritrovai per una selva oscura
che la dritta via era smarrita”




Scriveva il Sommo Poeta, ed io, che non sono né sommo e né poeta, riprendo questi versi per iniziare a narrare il mio incontro con l’altra me che avevo tenuto lungamente a bada, per non distrarmi dalla costruzione e/o distruzione di me.

La mia vita è stata, sotto certi aspetti, un fallimento; fallita come figlia, come moglie, come donna e a volte mi dico che anche come madre ho commesso degli sbagli. Forse sono troppo esigente, pretendo troppo da me e dagli altri. In ogni modo, mi son ritrovata in una selva davvero oscura, chissà se il nostro Poeta l’aveva immaginata proprio così.

Avevo trascorso troppo tempo a piangermi addosso, a voler capire i miei errori, quelli degli altri, e, la cosa sorprendente, a non far nulla per uscire alla luce del sole. Più mi capitavano cose sgradevoli, più mi sentivo felice della mia infelicità. No, non è proprio così. Realmente avevo trascorso un lunghissimo periodo a vivere imbarazzata nella mia solitudine, nella mia cattiva sorte. Incolpavo un Dio cieco e sordo e dal quale, per questo ed altro, mi ero allontanata.
Ero inquieta, triste, smarrita.

Un giorno, camminando sola per le vie della periferia di una città, intenta a scorgere risposte sui volti dei passanti distratti, mi smarrii. Il senso dell’orientamento è una capacità che non mi appartiene. Soprattutto quando mi trovo in un posto nuovo, mi piace quasi perdermi, allontanarmi dai percorsi turistici; è un modo di vivere il luogo nella sua vera realtà, non quella apparente.
Così fu anche quella volta.

Entrai in una stradina più buia e stretta delle altre. Un portone m’incuriosì per lo spessore e i colori quasi spettrali. Un suono strano, tra le vibrazioni delle corde di un’arpa e il sibilo di una vipera, mi legò i pensieri con un bel fiocco color angoscia. Proseguii e m’inoltrai oltre quel portone. Mi ritrovai in un giardino avvolto nella nebbia che lasciava solo intravedere la sua forma e il contenuto. Andai avanti, attratta da quel suono, ne cercavo la fonte. Ero decisa, stimolata dall’incoscienza e dal desiderio, in modo definitivo, di affrontare le situazioni….la vita.

Ecco apparirmi uno strano essere, a metà tra un cerbiatto e un coniglio. Mi colpì soprattutto lo sguardo, quello di chi la sa lunga e per questo ne è fiero ma anche triste. Ed io, che tanto normale non sono, cominciai a parlargli come si fa con un neonato, emettendo buffi versi sillabati.

La bestia mi osservava, muovendo la piccola testa ora a sinistra e ora a destra. Notai, all’improvviso, sotto le sue zampe, un taccuino e, presa da una strana smania di scrivere, lo raccolsi e mi misi seduta sulla terra fredda. Tirai fuori della mia borsa una penna e cominciai a scrivere. Mi sentivo come guidata da qualcuno o qualcosa. Le parole venivano di getto.

 

        Al suono di una carezza,         di una parola o di una visione,
la mente scivola tra le sinuosità
oscure dell’animo.
E, nel fugace attimo,
cattura quelle sensazioni
che svelano il nostro essere.
Superficiale chi non sa leggere,
debole chi si perde in esse,
poeta colui che s’illumina della
rivelazione.


 

 

 



Uscita dalla trance, lessi più volte quanto avevo appena scritto, cercando di interpretarne il significato. Leggevo e rileggevo. L’animale, stanco, si lasciò andare e chiuse gli occhi. Ed io, per non svegliarlo, mi allontanai.

Era il 5 maggio (strana coincidenza) del 2004 e da quel giorno non mi sono più fermata. Mi capita quotidianamente di scrivere, guidata da quel suono che ormai mi accompagna nei momenti in cui mi sento scombussolata da sensazioni ed emozioni diverse.

A dire il vero mi piace tutto ciò, è come se ogni volta mi liberassi da un chiodo che punge, che fa male. E riesco a guardare la vita in maniera diversa, assumendo anche un atteggiamento positivo verso me stessa e gli altri. Mi piace la vita, nonostante tutto, e la scrittura, nei suoi giri di danza, con la sua musica ammaliatrice, mi fa girare la testa. Mi sento più serena e amica di tutti e, soprattutto, di me stessa.

        

               Maria 30 novembre 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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